Sharing Economy – Comunicazione della Commissione Europea. Linee guida per le autorità pubbliche

3 giugno 2016

Pubblichiamo una sintesi in italiano del documento di lavoro della Commissione Europea che contiene le linee guida per le autorità pubbliche sull’applicazione della legislazione europea nell’ambito della sharing economy. La Commissione si rivolge al Parlamento europeo, al Consiglio europeo economico e sociale ed al Comitato delle regioni. In Italia, alcuni giornali, hanno usato il documento per sostenere che la Commissione europea stia lavorando ad una deregolamentazione della sharing economy. Spiace notare come la Commissione Europea abbia prodotto solo delle linee guida e non ci sia la volontà di legiferare in materia come si sta facendo nel nostro paese. Il Parlamento italiano in questo caso ha dimostrato più coraggio dell’UE.

Agenda europea per la sharing economy

1. Introduzione

Le piattaforme della sharing economy stanno creando mercati più competitivi, innovativi ed efficienti. Inoltre, stanno aumentando la forza e l’efficienza del lavoro, e stimolando la digitalizzazione nelle varie industrie.

La sharing economy rappresenta una piccola fetta di mercato, ma in grande crescita. I ricavi nell’UE per il 2015 sono stimati a circa 27 miliardi, quasi il doppio dell’anno precedente. Studi recenti indicano che la sharing economy potrebbe aggiungere da 160 a 572 miliardi all’economia europea, stimolando la crescita e nuovi posti di lavoro.

Per i consumatori, la sharing economy sta fornendo nuovi e migliori servizi, abbassandone i prezzi. Per chi vuole fornire servizi, si tratta di un’opportunità di lavoro tra le più nuove e flessibili.

2. Problematiche più rilevanti

2.1. Requisiti per l’accesso al mercato

Una delle domande più importanti per le autorità è se, ai sensi dell’attuale legislazione UE, le piattaforme e i fornitori di servizi debbano essere soggetti a requisiti per l’accesso al mercato come autorizzazioni, licenze, obblighi assicurativi, e standard minimi di qualità. Secondo l’attuale legislazione UE, i requisiti devono sempre essere giustificati e proporzionati a chiari obbiettivi di politica pubblica.

Fornitura di servizi a livello professionale

Le regolamentazioni nazionali differiscono in base al settore e alcuni sono più restrittivi di altri. Diversi interessi pubblici sono chiamati in causa da chi chiede una regolamentazione, come la sicurezza per i turisti, la sicurezza pubblica, la lotta contro l’evasione fiscale ecc.

Secondo la Direttiva sui Servizi, i fornitori di servizi non possono essere soggetti a requisiti di accesso al mercato. Inoltre, la Direttiva impone alle autorità nazionali di rivedere le attuali legislazioni nazionali affinché i requisiti di accesso continuino a essere giustificati da obiettivi legittimi, necessari e proporzionati. In caso di sistemi di feedback, la qualità del servizio potrebbe essere migliore riducendo il bisogno di regolamentazione.

La messa al bando totale di una piattaforma deve essere considerata un misura accettabile solo nel caso estremo in cui non ci siano le misure per garantire l’interesse pubblico.

Nel caso in cui i fornitori di servizi siano obbligati legittimamente a richiedere delle autorizzazioni per poter offrire il servizio, gli Stati membri devono assicurare che le procedure amministrative siano chiare, trasparenti e facilmente accessibili.

Fornitura di servizi peer-to-peer

Nella discussione sulla necessità di requisiti per l’accesso al mercato, è importante distinguere tra privati cittadini che offrono servizi occasionalmente e professionisti. La legislazione UE attuale non stabilisce regole per la definizione di professionista. Molti paesi membri hanno stabilito soglie differenti per i diversi settori e al di sotto di queste soglie i requisiti sono meno restrittivi.

Piattaforme di sharing economy

I requisiti di accesso al mercato per le piattaforme della sharing economy dipendono dalla natura dei servizi offerti.

Le piattaforme online che forniscono solo servizi di intermediazione per conto di terzi non possono essere soggette a requisiti di licenza o autorizzazione ex-ante. Inoltre, secondo la Direttiva sull’e-Commerce, le piattaforme sono soggette solo alla legislazione del paese d’origine. I paesi membri non possono imporre regolamentazioni supplementari alle piattaforme con base in un altro paese membro.

Quando le piattaforme non forniscono solo servizi di intermediazione elettronica ma sono considerate esse stesse fornitori di servizi, sono soggette alle regolamentazioni del settore. La differenziazione viene fatta in base al controllo o influenza che la piattaforma ha sul servizio offerto, che deve essere deciso caso per caso secondo i seguenti criteri:

  • Prezzo: se la piattaforma fissa il prezzo finale senza che il fornitore di servizi lo possa modificare;
  • Proprietà di risorse chiave: se la piattaforma possiede le risorse che vengono usate dai fornitori di servizi;
  • Relazione dipendente-datore di lavoro: se il fornitore di servizi può essere considerato un dipendente della piattaforma.

Quando tutti e tre i requisiti sono presenti, si può considerare la piattaforma come fornitore del servizio. Quando solo alcuni dei requisiti sono presenti, bisogna considerare criteri addizionali come:

  • Livello di assistenza della piattaforma ai fornitori del servizio;
  • Livello di abbinamento tra utilizzatori e fornitori del servizio da parte della piattaforma;
  • Livello di controllo della piattaforma sui termini contrattuali tra utilizzatori e fornitori del servizio.

2.2 Regimi di responsabilità

Riguardo al regime di responsabilità, spesso le piattaforme online funzionano solo come luogo di incontro tra utenti e fornitori di servizi, e la loro attività è quindi semplicemente tecnica, automatica e passiva. Per questo motivo, secondo la legislazione UE, le piattaforme online non possono essere ritenute responsabili per il contenuto pubblicato dai fornitori, a meno che non vengano a conoscenza di attività illecite.

La Commissione incoraggia le piattaforme a continuare ad agire per eliminare i contenuti online illegali e per aumentare la fiducia tra gli utilizzatori della piattaforma.

2.3 Protezione degli utenti

Le leggi a tutela del consumatore hanno ragione di esistere perché di solito il consumatore è la parte debole della transazione. Nel caso della sharing economy, a causa delle differenti relazioni tra piattaforma, fornitore del servizio e utilizzatore, è più difficile stabilire quale sia la parte più debole.

La legislazione UE sulla protezione del consumatore viene applicata solo per le piattaforme che svolgono direttamente pratiche commerciali con i consumatori. Nel caso di transazioni consumatore-consumatore questi leggi non vengono applicate.

Secondo la legislazione UE, la distinzione tra transazioni commerciali e consumatore-consumatore devono essere fatte caso per caso secondo i seguenti fattori:

  • Frequenza del servizio,
  • Ricerca del profitto,
  • Livello di turnover.

Gli Stati membri sono incoraggiati a cercare un approccio bilanciato che assicuri ai consumatori la giusta protezione da pratiche commerciali sleali e, a coloro che forniscono servizi in maniera occasionale, una maggiore libertà da obblighi amministrativi.

2.4 Lavoratori autonomi e dipendenti nella sharing economy

La sharing economy offre la possibilità di lavori part-time a individui che non possono usufruire di tradizionali forme lavorative. Questi accordi lavorativi flessibili creano problemi per l’applicazione delle tradizionali leggi sul lavoro.

I Paesi membri sono responsabili di definire i concetti di lavoratore autonomo e dipendente caso per caso secondo i seguenti criteri:

  • Subordinazione – livello di imposizione da parte della piattaforma al fornitore di servizi rispetto al tipo di servizio che può essere offerto;
  • Natura del lavoro – livello di valore economico prodotto dall’attività;
  • Remunerazione del fornitore di servizi da parte della piattaforma.

I Paesi membri dovrebbero valutare l’adeguatezza delle normative nazionali sul lavoro rispetto ai differenti bisogni di lavoratori dipendenti e autonomi nell’era digitale, e fornire indicazioni sulle loro regole di applicazione delle leggi sul lavoro nell’ambito della sharing economy.

2.5 Tassazione

Come tutti gli altri operatori economici, quelli che operano nella sharing economy sono soggetti alle normali regole di tassazione sul reddito. La sharing economy solleva diverse questioni dal punto di vista fiscale per la difficoltà di identificare il contribuente e il reddito imponibile.

Gli Stati dovrebbero adattare le migliori prassi per registrare le attività economiche attraverso le piattaforme online per agevolare e migliorare la riscossione delle imposte. Alcuni Stati, ad esempio, stanno concludendo accordi con piattaforme come Airbnb per agevolare il pagamento della tassa di soggiorno per conto dei fornitori. Ci sono anche casi in cui le autorità fiscali sfruttano la tracciabilità garantita dalle piattaforme online per riscuotere le tasse direttamente dai fornitori.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre continuare il processo di semplificazione e adattare le loro regole fiscali per creare una parità di condizioni per tutti i modelli aziendali. Dovrebbero anche adattare i loro metodi di riscossione dei contributi previdenziali e pensionistici per sfruttare a pieno le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Infine, le piattaforme della sharing economy sono invitate a cooperare attivamente con le autorità nazionali per stabilire dei parametri per lo scambio di informazioni sugli obblighi fiscali.

3. Monitoraggio

La Commissione intende stabilire un sistema di monitoraggio per gli sviluppi legislativi ed economici della sharing economy.

Il sistema di monitoraggio includerà:

  • Sondaggi periodici ai consumatori e alle piattaforme;
  • Controllo degli sviluppi legislativi negli stati membri;
  • Un forum per il dialogo degli stakeholders due volte all’anno;
  • Trascrizione dei risultati in un Single Market Scoreboard.

4. Conclusioni

Alla luce dei benefici della sharing economy, l’Europa deve essere pronta a sfruttare queste nuove opportunità. Allo stesso modo, è importante assicurare giuste condizioni lavorative e adeguati livelli di protezione del consumatore. Gli Stati membri sono invitati a rivedere e chiarificare le proprie legislazioni nazionali in merito. La Commissione è disponibile ad assistere i paesi membri in questo processo.

La Commissione è pronta ad un dialogo con il Parlamento europeo, il Consiglio e i paesi membri per assicurare il migliore ambiente normativo possibile per la sharing economy.