FACCIAMO LA RIVOLUZIONE?

18 marzo 2019

Abbiamo il potere di disegnare un’Europa migliore.

 

FACCIAMO LA RIVOLUZIONE?
Sì, avete capito bene. Vi sto chiedendo di fare la rivoluzione con me!

DOVE?
In
Europa.

COME?
Sociale, per i Giovani, Sostenibile
.

La crisi economica del 2008, dopo quasi 11 anni, ha lasciato strascichi pesantissimi in tutto il continente. Una crisi economica diventata presto crisi sociale, che ha minato alle fondamenta le sicurezze di milioni di cittadini europei, facendo della precarietà la cifra di questo lustro.

Questo deterioramento delle condizioni sociali, alimentato dall’aumento delle disuguaglianze e dell’insicurezza, misto all’incapacità che le Istituzioni Europee hanno spesso dimostrato nell’affrontare i problemi (su tutti il caso eclatante della crisi greca), hanno creato una sorta di spaccatura tra cittadini e istituzioni, all’interno della quale sono andati a incunearsi i messaggi euroscettici dei partiti nazionalisti, trovando purtroppo terreno fertile.

La sfida che abbiamo davanti con le prossime elezioni europee è quindi troppo grande per essere affrontata con tentennamenti e moderatismi. È per questo che sono convinto del fatto che – in quanto europeisti – dobbiamo mettere in campo una vera e propria rivoluzione, non trincerandoci su posizioni conservative nella convinzione che lo status quo vada bene così com’è.

Un cambio di paradigma netto, che metta al centro le persone, la loro vita e i loro bisogni. Per una società europea diversa, all’insegna dell’uguaglianza sostenibile, del benessere di tutti, dell’equilibrio economico, sociale ed ecologico e della pace, che non lasci indietro nessuna persona e nessuna regione.

La rivoluzione che ho in mente corre su 3 binari fondamentali: Europa Sociale, Giovani e Ambiente. Tre ambiti nei quali l’Europa dovrà davvero dimostrare tutta la sua forza, arrivando a cambiare, in meglio, la vita delle persone.


Una RIVOLUZIONE SOCIALE, innanzitutto, che riporti l’Europa a occuparsi della vita dei suoi cittadini.

La mancanza di fiducia nel futuro delle donne e degli uomini europei, alimentata da anni di crisi e di peggioramento delle condizioni di vita, ha portato milioni di adulti in Europa a ritenere che i loro figli vivranno in condizioni peggiori rispetto a loro.

La precarietà e le insicurezze sono figlie delle disuguaglianze che negli ultimi anni sono aumentate in tutta Europa. Le società diseguali sono infelici e inefficienti. La diseguaglianza e la povertà sono responsabili di una vita personale poco soddisfacente, nuocciono alla salute pubblica, ostacolano il progresso educativo, aumentano la criminalità, riducono l’aspettativa di vita e rendono difficile l’integrazione dei migranti.

Al contrario, una maggiore uguaglianza rende le società più forti e genera maggiori benefici per tutti.

È per questi motivi che ritengo sia necessaria una vera e propria rivoluzione sociale europea. Innanzitutto dando gambe e ossigeno a una delle tante proposte positive arrivate negli scorsi anni: il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

Dopo la teoria e l’elaborazione, è giunto il momento dell’azione. Dalle pari opportunità tra uomini e donne – soprattutto in termini di parità salariale – all’accesso al mercato del lavoro. Da condizioni di lavoro eque, per tutti, a un nuovo concetto di Protezione sociale e inclusione, che si occupi di chi ha pagato il prezzo più alto di questa crisi e di chi sta iniziando ad avvertire i cambiamenti dell’Industria 4.0.

A queste persone noi dobbiamo dire: “Non preoccupatevi. Ci pensa l’Europa!”. E dovrà pensarci veramente. Una delle strade sarà l’attivazione  dell’Assicurazione Europea contro la disoccupazione, che arrivi dove i singoli Stati Membri non sono più in grado di arrivare: a tutelare i lavoratori e le lavoratrici nei periodi di transizione, quando perdono il lavoro.

Dobbiamo poi ottenere una presa di coscienza da parte di tutte le aziende europee, che devono diventare attori positivi verso una società del benessere sostenibile. Attraverso una direttiva europea sulla Responsabilità Sociale d’Impresa, che imponga alle aziende di non preoccuparsi solo ed esclusivamente del profitto economico, ma anche, e soprattutto, delle ricadute sociali, ambientali e territoriali delle proprie scelte. Solo così potremo far fare passi in avanti a tutta la nostra società evitando che gli Stati Membri si facciano concorrenza fra loro, a spese dei lavoratori.

Una delle missioni fondamentali di qualsiasi progressista – quindi anche nostra – sarà la lotta alla povertà, soprattutto a quella infantile.

Nel segno della Giustizia Sociale, l’Europa deve agire immediatamente per dare un nuovo e concreto contenuto alla lotta alla povertà in almeno cinque settori, attraverso iniziative in materia di infanzia, edilizia abitativa, reddito minimo, protezione sociale di base e politiche di inclusione.

In materia di infanzia, abbiamo già fatto un importante passo con l’approvazione della Child Guarantee con l’aumento, già dal prossimo anno, degli investimenti nella lotta alla povertà infantile. In Europa più di 28 milioni di bambini e bambine vivono in famiglie che soffrono quotidianamente della mancanza di reddito e di servizi di base come un’assistenza sanitaria gratuita, istruzione pubblica garantita, un alloggio sicuro o un’alimentazione sana e dignitosa. Tra questi, 11 milioni di bambini sono colpiti da gravi deprivazioni materiali e non possono permettersi beni e servizi considerati normali o necessari.

I bambini sono il futuro della nostra società e ognuno di loro dovrà avere eque opportunità di sviluppare le proprie capacità e competenze.


Una RIVOLUZIONE PER I GIOVANI europei, per dare loro un futuro degno di essere vissuto.

Dobbiamo occuparci dei milioni di giovani europei che vivono con preoccupazione il presente e con montante sfiducia il futuro.

Per questo motivo dobbiamo lottare affinché ancora maggiori risorse vengano assegnate alla Formazione, all’Università e alla Ricerca, affinché ogni ragazza o ragazzo europei che lo vogliano, possano formarsi adeguatamente per costruirsi il proprio futuro.

Una maggiore integrazione europea passa necessariamente dai nostri giovani, spesso chiamati “generazione Ersamus” anche quando a questo importante progetto accede una quota davvero minima dei giovani europei. Per questo dovremo spingere affinché il Progetto Erasmus diventi universale, permettendo così a tutti – indipendentemente dal reddito e dalle condizioni di partenza – di poter sviluppare le proprie capacità e la propria conoscenza in Europa. L’obiettivo è quello di avere cittadini realmente europei, consci di quanto sia importante essere uniti nella differenza.

Oltre allo studio e alla ricerca, una rivoluzione per i giovani passa assolutamente dal lavoro: il progetto Garanzia Giovani va migliorato e potenziato, affinché gli Stati Membri possano avere strumenti efficaci per combattere la disoccupazione giovanile, ancora sempre troppo alta rispetto ai dati pre-crisi. L’obiettivo è un lavoro di qualità, con un salario minimo garantito in tutta Europa, che possa alleviare la precarietà economica e sociale in cui versano i giovani europei da troppo tempo.


Una RIVOLUZIONE AMBIENTALE SOCIOECOLOGICA.

Il cambiamento climatico sta minando fortemente lo stato di salute del nostro pianeta. Le condizioni meteorologiche eccezionalmente calde e secche delle ultime estati hanno avuto effetti disastrosi sui terreni agricoli europei, mentre le improvvise e forti precipitazioni hanno messo a dura prova la tenuta idrogeologica dei nostri territori. Se a questo aggiungiamo il problema dell’inquinamento, con dosi di anidride carbonica nell’aria superiori a quante ce ne siano mai state negli scorsi 800 mila anni, ci rendiamo conto che l’impegno verso una transizione eco-sostenibile è quanto mai imperativo.

Le sfide ambientali, oltretutto, sono in parte problemi sociali che derivano dalle disuguaglianze di reddito e potere. La disuguaglianza, quindi è un problema ambientale così come il degrado ambientale costituisce un problema sociale.

Abbiamo il dovere di mettere in campo una rivoluzione socioecologica, ispirata alla giustizia, con l’obiettivo di una transizione “equa”. In questo modo, non affronteremo solo le politiche direttamente connesse all’inverdimento delle nostre economie, come la gestione delle risorse e del ciclo dei rifiuti nell’economia circolare, i limiti delle emissioni degli autoveicoli o le infrastrutture per le energie rinnovabili, ma ci occuperemo di portare l’Europa verso un’economia e una società ecologicamente sostenibile per tutti, con l’obiettivo di sostenere una transizione verso mezzi di produzione e consumi più sostenibili, basati su criteri di giustizia sociale.

L’Europa è da sempre l’Istituzione trainante nella lotta ai cambiamenti climatici e nelle politiche a tutela dell’ambiente. Dobbiamo però dirci con forza che questo non ci basta. Non possiamo più accontentarci di essere i migliori mentre le altre potenze, attorno a noi, fanno passi indietro. L’Unione Europea dovrà accelerare ulteriormente sui temi ambientali, aumentando nuovamente e considerevolmente le risorse destinate alla lotta ai cambiamenti climatici e nel sostegno a una transizione socio-ecologica.

Dopo aver realizzato le grandi linee di trasporto continentali, è giunto il momento di tornare a investire sul trasporto pubblico locale, collettivo e su rotaia. La mobilità sostenibile passa anche da qui: permettendo alle persone di muoversi in maniera meno impattante, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico.

Da qualche mese, sia negli Stati Uniti sia in Europa, è entrato prepotentemente nei dizionari di attualità politica il termine “Green New Deal”.  Un progetto ambizioso volto a utilizzare la leva finanziaria per vincere le sfide climatiche, superando contemporaneamente la recessione. Bene, credo che nel nostro impegno per una rivoluzione ambientale debba esserci anche questa proposta. L’Europa può e deve farsi carico di superare la crisi economica, sociale e ambientale.


Per tutti questi motivi vi invito a fare la rivoluzione con me.
Per cambiare questa Europa, secondo i nostri principi e i nostri valori.
Perché se non lo faremo noi, lo faranno i nostri avversari.
E credo proprio che non ci piacerà per nulla.

E voi? Quale rivoluzione vorreste fare?

Scrivetemelo via mail o sui miei canali social.

Diamo il via alla #rEUvolution!