Relazione sui diritti fondamentali dell’Ue nel 2017

17 gennaio 2019

Il Parlamento europeo il 16 gennaio ha approvato la relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea nel 2017 [(2018/2103(INI)- relatore Josep-Maria Terricabras].

La relazione si concentra sulle principali criticità individuate nel campo dei diritti fondamentali nell’UE nel corso del 2017, relative a sei tematiche principali:stato di diritto, migrazione, diritti delle donne, libertà dei mezzi d’informazione, discriminazione e ruolo e mandato della FRA.
Nel corso delle negoziazioni l’ECR ha rifiutato di prendere parte ai compromessi, l’EFDD era assente dai negoziati e il PPE ha cercato di annacquare le parti relative alla migrazione (eliminando i riferimenti a LGBTI e donne), i diritti delle donne (salute e diritti sessuali e riproduttivi) e il riferimento a LGBTI.

Qui cerco di evidenziare i punti più salienti:

STATO DI DIRITTO

La relazione condanna con fermezza gli sforzi di alcuni Governi volti a indebolire la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura ed esprime preoccupazione per il fatto che le magistrature nazionali siano talvolta esposte all’influenza politica alimentando la percezione pubblica di interferenze nei procedimenti giudiziari.
Inoltre, la relazione si rammarica del limitato impatto finora ottenuto tramite le procedure avviate a norma dell’articolo 7, paragrafo 1 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) ed esorta l’UE ad avviare procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri che non rispettano i valori di cui all’articolo 2 TUE. La situazione attuale di incapacità dell’UE di porre fine alle gravi e persistenti violazioni dei valori di cui all’articolo 2 TUE compromette sia la fiducia tra gli Stati membri sia la credibilità dell’UE.

MIGRAZIONE

Nel 2017 650 mila richiedenti asilo alla prima domanda hanno richiesto protezione internazionale negli Stati membri dell’UE. Più di mille rifugiati sono annegati nel mar Mediterraneo. La relazione condanna gli abusi e le violazioni dei diritti umani che colpiscono migranti e rifugiati per quanto concerne in particolare l’accesso al territorio, le condizioni di accoglienza, le procedure d’asilo, il trattenimento degli immigrati e la tutela delle persone vulnerabili. Essa pone l’accento sui minori, che rappresentano quasi un terzo dei richiedenti asilo e sono particolarmente vulnerabili. La relazione esprime preoccupazione nei confronti dei richiedenti asilo LGBTI, esposti a un rischio maggiore di essere espulsi prima di poter motivare la loro domanda di asilo verso paesi terzi o altri Stati membri, nei casi in cui temono di essere perseguiti sulla base del loro orientamento sessuale, identità di genere, espressione di genere o caratteristiche sessuali.
Nel testo si ricorda che la solidarietà deve essere il principio su cui si basa l’azione dell’Unione e condanna gli Stati membri che agiscono in palese violazione di tale principio, invitando il Consiglio ad accelerare la riforma del regolamento di Dublino che sta attualmente bloccando, impedendo in tal modo al sistema europeo comune di asilo di funzionare correttamente.
La relazione riconosce il lavoro svolto da diverse ONG operanti nel Mediterraneo e i loro sforzi per salvare vite umane e prestare assistenza umanitaria a coloro che ne hanno bisogno, ricordando che il salvataggio in mare è un obbligo giuridico ai sensi del diritto internazionale, in particolare dell’articolo 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (ratificata dall’Unione e da tutti i suoi Stati membri), che impone di prestare soccorso a qualsiasi persona in pericolo in mare.

DIRITTI DELLE DONNE

Secondo il documento pubblicato nel 2017 dalla FRA (European union agency for Fundamental Rights) dal titolo “Challenges to women’s human rights in the EU”, le donne e le ragazze nell’UE sono ancora vittime di discriminazione di genere, retorica dell’odio in chiave sessista e violenza di genere e che ciò limita in misura significativa la loro capacità di godere dei propri diritti e di partecipare alla società in condizioni di parità. Mentre secondo la relazione del Forum europeo delle persone disabili intitolata “Ending forced sterilisation of women and girls with disabilities” le donne con disabilità continuano a subire decisioni arbitrarie che portano alla sterilizzazione a loro insaputa, senza il loro consenso o la loro autorizzazione.
La relazione invita a promuovere più efficacemente la parità di genere nell’istruzione e nell’apprendimento permanente, introdurre le quote di genere muovendo così un passo coraggioso verso le azioni positive, integrare la parità di genere nel coordinamento delle politiche economiche in tutta l’UE attraverso il semestre europeo, migliorare la raccolta dei dati e la divulgazione delle conoscenze in merito a tutte le forme di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze.
La relazione, infine, condanna fermamente tutte le forme di violenza contro le donne e chiede quindi alla Commissione di proporre un atto giuridico volto a sostenere gli Stati membri nella prevenzione e nell’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze e di violenza di genere e chiede al Consiglio di attivare la “clausola passerella”, mediante l’adozione di una decisione unanime che inserisca la violenza contro le donne e le ragazze e altre forme di violenza di genere fra i reati a norma dell’articolo 83, paragrafo 1, TFUE (“Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando mediante direttive secondo la procedura legislativa ordinaria, possono stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in sfere di criminalità particolarmente grave che presentano una dimensione transnazionale derivante dal carattere o dalle implicazioni di tali reati o da una particolare necessità di combatterli su basi comuni. Dette sfere di criminalità sono le seguenti: terrorismo, tratta degli esseri umani e sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata”).

LIBERTÀ DEI MEZZI DI INFORMAZIONE, LIBERTÀ DI ESPRESSIONE E DI RIUNIONE 

L’anno scorso, in diversi Stati membri, si è assistito a gravi reazioni violente nel campo delle libertà civili, in particolare quelle connesse alla libertà di espressione, alla libertà di stampa e alla libertà di riunione. Giornalisti all’interno dell’UE continuano ad essere bersaglio di attacchi e pressioni, in alcuni casi con esiti drammatici come l’assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia dell’ottobre 2017.
La relazione esprime preoccupazione per il fatto che in alcuni Stati membri dell’UE si riscontrano ben pochi quadri giuridici o politici specifici a tutela dei giornalisti e degli operatori dei mezzi d’informazione da atti di violenza, minacce e intimidazione.

DISCRIMAZIONE: RAZZISMO, XENOFOBIA E INCITAMENTO ALL’ODIO

Stando alla seconda indagine su minoranze e discriminazioni della FRA, in tutta l’Unione europea nel 2017 hanno continuato a verificarsi gravi e diffusi atti di violenza, molestie, minacce e discorsi d’odio nei confronti soprattutto di persone LGTBI, membri di minoranze etniche, musulmani, richiedenti asilo e migranti.
La relazione osserva che l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero affrontare e combattere efficacemente il fenomeno degli incidenti di natura discriminatoria e violenta nei confronti della scolarizzazione di bambini migranti o rifugiati, di bambini Rom e di bambini appartenenti a minoranze.
Richiede agli Stati membri di proseguire gli sforzi volti ad assicurare un’applicazione concreta efficace della direttiva 2000/43/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica (direttiva sull’uguaglianza razziale) e a garantire un’applicazione efficace della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia al fine di combattere le persistenti discriminazioni nei confronti dei rom, l’antisemitismo, l’islamofobia, l’afrofobia, l’antiziganismo e l’aporofobia.
La relazione, inoltre, deplora il fatto che nel 2017 le persone LGBTI fossero ancora vittime di bullismo, molestie e violenza e dovessero affrontare varie discriminazioni e odio in vari settori, tra cui l’istruzione, la sanità, gli alloggi e l’occupazione ed esprime preoccupazione per le continue stigmatizzazioni, violenze e discriminazioni basate sul genere che subiscono le persone LGBTI e la mancanza di conoscenze e di interventi da parte delle autorità di polizia in particolare nei confronti delle persone transessuali e delle persone LGBTI emarginate.

La relazione incoraggia gli Stati membri ad adottare leggi e politiche atte a combattere l’omofobia e la transfobia; condanna fermamente la promozione e la pratica delle terapie di conversione LGBTI; incoraggia gli Stati membri a configurare tali pratiche come reato; condanna fermamente la patologizzazione delle identità transgender e intersessuali; ricorda che la lotta alla violenza connessa all’identità di genere, all’espressione di genere, alle caratteristiche sessuali o all’orientamento sessuale di una persona rientra nelle competenze dell’UE in materia di violenza di genere; invita la Commissione a integrare la prospettiva dell’identità di genere nell’ambito delle sue competenze; esorta tutti gli Stati membri ad adottare misure che, analogamente, rispettino e difendano il diritto all’identità di genere, all’espressione di genere, all’integrità fisica e all’autodeterminazione; invita gli Stati membri ad aggiornare i loro codici penali conformemente alla direttiva sull’uguaglianza razziale; ritiene che sia l’orientamento sessuale che le disabilità dovrebbero essere inserite in ogni elenco di caratteristiche protette contro la discriminazione; invita la Commissione a mantenere la sua ambiziosa programmazione pluriennale in questo campo, in stretta collaborazione con le organizzazioni della società civile che operano in tale settore.

RUOLO E MANDATO DELLA FRA

Facendo seguito alla seconda valutazione indipendente esterna della FRA, il relatore ha deciso di inserire un punto specifico dedicato all’Agenzia allo scopo di evidenziare l’esigenza di riconoscerne il ruolo di consulente esperto e di custode dei diritti fondamentali delle persone che vivono nell’UE, e la necessità di delinearne il raggio di azione e i poteri.

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