Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo

17 dicembre 2018

La settimana scorsa il Parlamento europeo ha adottato la sua relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo 2017 e la politica dell’UE in materia. La relazione ha analizzato la situazione dei diritti umani nel mondo nel 2017 e ha definito alcune linee guida che l’UE dovrebbe seguire al fine di tutelare i diritti umani.

La relazione di quest’anno è particolarmente ambiziosa e contiene importanti contenuti relativi ai diritti LGBTI. Essa condanna tutte le forme di discriminazione nei confronti della comunità LGBTI, come la detenzione arbitraria, la tortura, le persecuzioni e le uccisioni di persone LGBTI e le violazioni del diritto fondamentale all’integrità fisica, come le mutilazioni genitali delle persone intersessuali. Ancora una volta, grazie alle linee guida contenute nella relazione, il Parlamento europeo ha ribadito il ruolo dell’UE nella tutela dei diritti umani e dei diritti delle persone LGBTI in tutto il mondo.

Qui la sintesi della relazione
http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2018/630325/EPRS_ATA(2018)630325_IT.pdf

Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017

Ogni anno, al Parlamento europeo ha luogo un dibattito sui diritti umani e la democrazia nel mondo, in generale, e sulla politica dell’Unione europea in materia. Nel 2017 i diritti umani sono stati assolutamente al centro dell’azione esterna dell’UE. Tuttavia, nel 2017 si sono registrati anche continui contraccolpi, in tutto il mondo, contro la società civile, in particolare i giornalisti, e un aumento della disinformazione e del populismo. La relazione della commissione per gli affari esteri (AFET) del Parlamento europeo chiede l’integrazione continua dei diritti umani in tutta l’azione dell’UE, sia all’interno che all’esterno. Il Parlamento europeo dovrebbe analizzare tale tema durante la sessione di dicembre.

Contesto

Ogni anno, dal 1948, la comunità internazionale celebra il 10 dicembre come giorno dei diritti umani. La promozione e la tutela dei diritti umani costituiscono il nucleo e il valore fondante dell’Unione europea. Quest’anno la giornata sarà ancora più significativa, in quanto il 2018 segna il 70º anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il 25º anniversario della dichiarazione e del programma d’azione di Vienna e il 20º anniversario della dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani. Nel 2018 ricorre anche il 30º anniversario del Premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero, una delle azioni attraverso cui il Parlamento europeo sostiene i diritti umani.

Posizione del Parlamento europeo

Il 12 novembre 2018 la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo (AFET) ha adottato la propria relazione d’iniziativa sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2017 e sulla politica dell’Unione europea in materia. Facendo seguito alle sue precedenti risoluzioni sulle relazioni annuali sui diritti umani (e le sue risoluzioni, tra le altre cose, sui movimenti di rifugiati e migranti e sul ruolo dell’azione esterna dell’UE (aprile 2017), sullo spazio della società civile nei paesi in via di sviluppo (ottobre 2017), sui progressi dei patti globali delle Nazioni Unite per una migrazione sicura, ordinata e regolare (aprile 2018) e sul pluralismo dei media nell’UE (maggio 2018)) il Parlamento europeo conferma il proprio impegno a migliorare le proprie procedure, i propri processi e le proprie strutture in materia di diritti umani, al fine di garantire che i diritti umani e la democrazia siano al centro delle sue azioni e politiche. La relazione di quest’anno pone l’accento sull’importanza di integrare i diritti umani nelle azioni esterne dell’UE e degli Stati membri. Si tratta di un processo strategico volto a integrare deliberatamente le considerazioni sui diritti umani nelle politiche esterne, nella programmazione e nelle attività operative dell’UE. Essa ribadisce la richiesta del Parlamento europeo di una rendicontazione pubblica più approfondita, ove opportuno, in particolare, sulla base delle priorità e degli indicatori individuati nelle strategie nazionali dell’UE in materia di diritti umani. Il documento incoraggia una maggiore coerenza nell’attuazione delle clausole di condizionalità in materia di diritti umani, nonché nel valutare e adeguare l’impatto delle politiche dell’UE in materia di diritti umani. Per migliorare la risposta dell’UE alle sfide in materia di diritti umani nei paesi terzi e nei paesi vicini, la relazione pone l’accento su settori quali lo sviluppo, la migrazione, la sicurezza, la lotta al terrorismo, i diritti delle donne, la lotta contro tutte le forme di discriminazione, l’allargamento e il commercio, in quanto richiedono un ulteriore impegno politico e sforzi supplementari per conferire potere agli attori locali, tra cui il rafforzamento della società civile e la protezione dei difensori dei diritti umani. Quest’anno l’accento viene posto in particolare sui seguenti settori:

a) Il continuo restringimento dello spazio in cui operano i difensori dei diritti umani a causa delle leggi restrittive adottate in molti paesi.

La relazione sottolinea l’importanza di attuare i principi guida dell’UE sui difensori dei diritti umani e la capacità dell’Unione di continuare a sostenere i difensori dei diritti umani e le ONG nelle situazioni di maggior rischio attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), garantendo in particolare una maggiore capacità al meccanismo ProtectDefenders.eu. Negli ultimi tre anni questo meccanismo ha fornito sostegno di emergenza a più di 11 000 difensori dei diritti umani in tutto il mondo.

b) Aspetti istituzionali del lavoro dell’UE in materia di diritti umani

La relazione elogia il lavoro svolto dai servizi per i diritti umani della Commissione europea e del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE). Accoglie con favore il recente approccio rappresentato dall’iniziativa dell’UE “Good Human Rights Stories Initiative”. Plaude al lavoro svolto dal rappresentante speciale dell’Unione europea per i diritti umani (RSUE), Stavros Lambrinidis, per migliorare l’efficacia, la coesione e la visibilità dei diritti umani nella politica estera dell’UE. Ribadisce il suo invito affinché il mandato diventi permanente, con poteri d’iniziativa dell’RSUE e risorse adeguate. Ribadisce il precedente invito del Parlamento europeo a creare un nuovo mandato di rappresentante speciale dell’UE in materia di giustizia internazionale e diritto umanitario internazionale, al fine di integrare l’impegno dell’UE nella lotta contro l’impunità, nelle sue politiche estere. A tal fine, ricorda l’universalità della Corte penale internazionale (CPI) e ribadisce il suo pieno sostegno al suo lavoro e alla giustizia di transizione. La relazione invita la leadership dell’UE a promuovere le riforme delle Nazioni Unite al fine di rafforzare l’impatto del sistema multilaterale basato su regole, per garantire una protezione più efficace dei diritti umani e il progresso del diritto internazionale, nonché una rappresentanza permanente dell’UE in tutti i forum multilaterali, per una maggiore visibilità dell’azione dell’UE.

c) Libertà dei media e libertà di espressione online e offline

La relazione denuncia il fatto che la libertà dei media è più che mai minacciata. Nel 2017, sette giornalisti sono stati uccisi in Europa. Un numero elevato di giornalisti, in tutto il mondo, è stato vittima di abusi, arresti e obbligato a pagare ammende elevate in processi che non hanno rispettano le norme procedurali minime. Il documento esprime una ferma condanna per il fatto che tanti difensori dei diritti umani abbiano subito minacce digitali nel 2017, compreso il danneggiamento dei dati attraverso il sequestro delle apparecchiature, la sorveglianza remota e la fuga di dati. Manifesta profonda preoccupazione per il crescente ricorso a talune tecnologie di sorveglianza informatica a duplice uso, ai danni di politici, attivisti, blogger e giornalisti. Chiede alle istituzioni dell’UE di aggiornare con urgenza e in maniera efficace il regolamento sul controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso. La relazione chiede la protezione della libertà di espressione sia online che offline. La diffusione di notizie false e la disinformazione rappresenta una grave minaccia per la democrazia, in quanto limita l’accesso delle persone a informazioni imparziali, incita alla violenza nei confronti di determinati gruppi e si ritiene abbia già inciso sull’esito di elezioni specifiche. Esorta l’UE a intensificare i suoi sforzi per tutelare il diritto alla libertà di opinione e di espressione in tutte le sue relazioni con i paesi terzi e a garantire l’attuazione sistematica degli orientamenti dell’UE sulla libertà di espressione online e offline.

d) Lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica

La relazione accoglie con favore la firma da parte dell’UE della convenzione di Istanbul sulla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica e invita i paesi dell’UE che non l’hanno ancora fatto a ratificare e ad attuare la Convenzione. Un’ampia adesione dell’UE, che tenga conto di tutti gli aspetti della convenzione di Istanbul, fornirà un solido quadro giuridico in tutta Europa per prevenire la violenza, combattere l’impunità e proteggere le donne dalla violenza.

e) Migrazione

Il 1º gennaio 2017 il numero di cittadini di paesi terzi residenti in uno Stato membro dell’UE era di 21.6 milioni, pari al 4,2 % della popolazione dell’UE. La relazione chiede quadri di protezione migliori per i migranti e i rifugiati, in particolare attraverso l’istituzione di rotte migratorie sicure e legali e la concessione di visti umanitari. invita gli Stati membri a intraprendere un dialogo serio per stabilire una comprensione comune, responsabilità condivise e un’unità di intenti in merito alla migrazione. Accoglie con favore l’iniziativa delle Nazioni Unite sul patto mondiale (“Global Compact”) per una migrazione sicura, ordinata e regolare e il patto globale dell’UNHCR sui rifugiati, nonché il ruolo centrale assegnato ai diritti umani in essi. Ricorda che “tutti i tentativi di collaborare con i paesi terzi, compresi i paesi di origine e di transito per la migrazione, devono procedere di pari passo con il miglioramento delle condizioni dei diritti umani all’interno di tali paesi e nel rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani e dei rifugiati”, e che il monitoraggio dei fondi assegnati ai paesi terzi deve essere trasparente.

Relazione d’iniziativa: 2018/2098(INI); Commissione competente per il merito: AFET; Relatore: Petras Auštrevičius (ALDE, Lituania)

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