da Nuova Società

La rEUvolution di Daniele Viotti

29 aprile 2019

Daniele Viotti, alessandrino, 45 anni, ha appena concluso il suo primo mandato di parlamentare europeo per il Gruppo Socialisti&Democratici, ed è stato relatore al Bilancio 2019. Lo abbiamo incontrato nella redazione di Nuova Società per un’intervista in cui ci racconta del lavoro di questi cinque anni in Europa e del perché abbia deciso di ricandidarsi alle prossime elezioni del 26 maggio.

Lei ha appena concluso il suo mandato come membro del Parlamento Europeo. Come sono stati questi cinque anni?

Se posso riassumere l’esperienza con un solo verbo userei studiare: c’è da studiare tanto. E’ un lavoro molto complicato, non solo per l’attività da parlamentare ma perché c’è da tenere conto delle diverse lingue e culture che compongono il Parlamento, i tempi certi e fissi nelle procedure. E anche il confronto con i colleghi è altissimo, in quanto ci sono i migliori esponenti dei partiti di tutta Europa e in molti casi sono lì da 20 anni e conoscono perfettamente le procedure.

La difficoltà maggiore che ha trovato in questi cinque anni?

In questo ultimo anno sono stato insignito di un compito importante ma arduo, quello di scrivere il bilancio 2019. Un impegno di cui ti assumi tutta la responsabilità politica: il relatore al bilancio è una figura istituzionale che viene votata dal Parlamento Europeo e a cui viene dato un mandato. Io mi sono dovuto confrontare in incontri bilaterali con i ministri degli Stati membri e lì sei da solo, ma la responsabilità è quella di rispettare il mandato che ti è stato assegnato. A me è stato chiesto di portare a casa un miliardo in più di euro per il bilancio 2019 e ne ho ottenuti 943 milioni, il più alto aumento nella storia dell’Unione Europea. Insomma, un’esperienza importante e se verrò rieletto voglio continuare a fare parte della commissione Bilancio.

Che rapporti ha l’attuale governo italiano con il Parlamento Europeo?

Purtroppo a Bruxelles siamo completamente abbandonati dal governo italiano. Il nostro governo è assente, ancora oggi non ha ancora un responsabile che si occupi del Bilancio europeo. Il problema è che non venendo alle riunioni il governo perde anche l’occasione di difendere gli interessi dell’economia italiana. Penso a tutte quelle start up e imprese innovative che nei prossimi anni si vedranno tagliare i fondi per la ricerca e lo sviluppo.

Come è la vita del Parlamentare europeo?

Non nascondo che è una vita che ci piace. Di sicuro costringiamo le persone che ci stanno vicine a dei sacrifici, mio marito e mia mamma devono prendere appuntamento in agenda per vedermi. Ma girare per iniziative pubbliche e fare su e giù tra gli impegni di Bruxelles e il Piemonte è bello.

Oltre che di bilancio in questi cinque anni ti sei occupato anche di diritti civili e umani…

Certo, l’Europa è l’unico Continente che ha uno stato di diritto degni di questo nome, anche in Paesi come Ungheria e Polonia per esempio, in cui la libertà del potere giudiziario, o i diritti delle donne a volte sono messe in discussioni nei discorsi.

Ma personalmente penso che l’Europa abbia il dovere di non sostenere alcun tipo di accordo economico e commerciale con i Paesi che non rispettano i diritti umani.

L’Europa è un faro dei diritti, ma non possiamo esserlo solo per noi stessi o avere due pesi e due misure. Nei prossimi anni diritti umani e cambiamenti climatici saranno due grandi battaglie per le quali l’Europa dovrà porsi come leader e avere la volontà politica di portare avanti posizione precise su questi temi.

E a proposito di migranti? La politica antieuropeista di Matteo Salvini si fa sentire?

Innanzitutto bisogna fare attenzione alle posizioni di Salvini. Se ben si osserva da dopo il 4 marzo 2018 non abbiamo più antieuropeisti in Italia: non parlano più di uscire dall’Euro e dall’Europa. Dicono che bisogna cambiare tutto di questa Europa ma non che bisogna uscire. Alimentano il sentimento antieuropeista ma non uscirebbero mai e non rinuncerebbero mai ai soldi europei. Provi Salvini ad andare a dire all’imprenditore della Brianza che si esce dell’Europa e addio al libero scambio.

Sulla questione dei migranti il vero problema è che non siamo stati in grado di spiegare che ci sono le istituzioni europee ma poi spetta ai singoli Stati agire e invece non hanno fatto niente. Sono stato a Bardonecchia, al confine con la Francia, e ho visto come Oltralpe fanno quello che vogliono, chiudono le frontiere e rimandano in Italia gli immigrati. Il Parlamento europeo fa le leggi e mette i soldi ma sono i singoli Stati che dovrebbero eseguire. E pensare che il Consiglio ha la possibilità di sospendere uno Stato membro dalla partecipazione se non si attiene alle leggi comunitarie, ma non lo si fa perchè tutti hanno la coda di paglia.

In questi cinque anni ho cancellato in qualsiasi tipo di documento l’espressione crisi migratoria per sostituirla con situazione migratoria perchè si tratta di un fenomeno che va avanti da 10 anni e proseguirà per altri 20: non può essere definita crisi a meno che non la si voglia volutamente trattare così. Inoltre ho avanzato la proposta in Commissione affinchè il Fondo per l’accoglienza migranti (AMIF) possa essere esteso anche agli Enti locali. L’ho chiamato “Smonta Salvini” perchè purtroppo con il decreto per la Sicurezza firmato dal ministro Salvini il Viminale non chiederà più contribuiti e per questo bisogna trovare un modo per fare bandi e progetti a cui possono partecipare Regioni e autonomie locali.

E a proposito di politiche del lavoro?

É uno dei capitoli che va cambiato. Servono nuove regole di fronte a un’Europa che permette la delocalizzazione. Servono regole antidumping, va impedito agli Stati membri di farsi concorrenza sleale. Bisogna pensare a una base imponibile unica che non metta uno Stato contro l’altro. E allo stesso modo se non si può evitare la delocalizzazione bisogna mettere regole ferree sulla responsabilità sociale di un’impresa. Se una ditta se ne vuole andare all’estero può andare, le imprese devono essere libere di fare le proprie scelte, ma deve ripulire il sito in cui è stata per anni ed aiutare nei processi di ricollocazione dei lavoratori.

Il suo motto per questa campagna elettorale è “rEUvolution”. Ma quale rivoluzione? E quali prospettive per i prossimi cinque anni in Europa?

Credo che la sfida per il futuro sia un’Europa che torni ad amare i suoi cittadini e a fare cose per loro: questa può essere la vera rivoluzione. A tale proposito sarà fondamentale l’attenzione ai fondi per le politiche sociali, che l’Unione Europea non può fare in prima persona ma per cui può stanziare le risorse. La mia battaglia sarà per trovare i soldi per un’assicurazione europea contro la disoccupazione e per un fondo di garanzia per i bambini.

I welfare nazionali purtroppo non ce la fanno più a reggere rispetto al mondo del lavoro attuale per questo serve pensare a una forma di assegno contro la disoccupazione magari anche attraverso modelli di mutuo soccorso.

E poi appunto penso ai bambini: in Europa ci sono 25 milioni di bimbi poveri su 500 milioni di abitanti. Noi dobbiamo essere il primo Continente che combatte per eliminare la povertà infantile: garantire ai piccoli una sanità gratuita, una alimentazione corretta, l’istruzione obbligatoria e una casa dignitosa. Già nel bilancio di quest’anno ho inserito 15 milioni: un primo spiraglio rispetto ai 7 miliardi del prossimo bilancio pluriennale.

Per questo voglio tornare in Commissione bilancio: starò lì dentro a lavorare come un tarlo per trovare le risorse.

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