Lettera aperta a Giovanni Manildo, sindaco di Treviso

16 gennaio 2015

Caro Giovanni, caro Sindaco,
mi rivolgo direttamente a te (scrivendoti questa lettera aperta) per chiederti di non mollare nella tua giusta battaglia. Non fermarti davanti a questi atteggiamenti intimidatori e a queste minacce. Mi sono da tempo esposto contro le «letterine» inviate dal Ministro dell’Interno per suggerire ai prefetti di annullare le trascrizioni che voi sindaci, con un grande atto di coraggio, state portando avanti. La situazione è complicata, me ne rendo conto. Il Ministro è un alleato del governo del nostro partito, un partito che dovrebbe puntare all’inclusione e lottare per annullare ogni tipo di discriminazione. Ed è per questo che ti chiedo di tenere duro. Sul tema dei diritti civili siamo pericolosamente indietro, e ogni gesto utile a far passare l’idea che siamo tutti uguali deve essere perseguito. Per questo, le azioni dei sindaci sono doppiamente importanti. Per il loro legame coi territori, per la loro possibilità di influire sulla vita quotidiana dei cittadini.
Inoltre, mi rendo conto della difficoltà del tuo lavoro in un territorio, quello di Treviso, che siamo riusciti a ‘riprenderci’ dopo gli anni di Gentilini. Non proprio un esempio di apertura, dialogo e sensibilità.
Credo che il lavoro che state facendo voi sindaci, un lavoro di resistenza – anche – contro queste pressioni che superano talvolta il limite (perché parlare di commissariamento è superare il limite: è minacciare), vada tutelato, protetto e perseguito. Soprattutto quanto le sue conseguenze sono tangibili sulla vita delle persone. Anche sulla questione dei diritti civili l’Europa ci chiede conto. Non è possibile essere nel 2015 e credere che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B, famiglie di serie A e famiglie di serie B. Sono convito che se sei sposato in Europa, sei sposato anche in Italia. Penso che questo sia il primo passo per far sì che due persone dello stesso sesso possano sposarsi anche in Italia.
La tua è una battaglia di civiltà che mi sento di sostenere in ogni forma e modo possibile.
Un abbraccio,
Daniele Viotti