Le Alpi guardano all’Europa

9 marzo 2015

11056672_10152907269708409_1732820846_nQuesta mattina sono intervenuto al convegno organizzato dall’UNCEM per ragionare assieme sulle strategie da adottare, tra amministrazioni locali e istituzioni, per la macroregione alpina. Purtroppo sono dovuto andare via molto presto, perché comincia una settimana di Strasburgo particolarmente ricca e impegnativa, dove saremo chiamati a esprimerci su tantissime questioni fondamentali, di cui vi racconterò nei prossimi giorni. Dal rapporto Tarabella al rapporto Panzeri. Ringraziando ancora gli organizzatori dell’invito, ecco il testo del mio intervento.
Nel foglio di presentazione di questa importante occasione di studio, riflessione e proposta di lavoro sulla montagna ci sono diversi punti programmatici. Sono tutti molto interessanti e centrali per incominciare una discussione ampia e diffusa su cosa chiediamo alle amministrazioni e alla politica – da quella locale a quella Europea – quando parliamo di “regione alpina”. Soprattutto qui in Piemonte.
Oltre a essere molto sensibile sull’argomento, e disponibile da qui in avanti a essere un interlocutore per quanto riguarda le questioni che possiamo discutere da Bruxelles e Strasburgo (e per questo dovrò mettermi a studiare molto!) ci sono diversi spunti di riflessione che inseriscono questa discussione sulle Alpi in più generali strategie di sviluppo e innovazione europee.
Ad esempio una riflessione sull’impatto dei cambiamenti climatici. Questo è assolutamente necessario. Le Alpi “fanno notizia” sulle tv e sui giornali solo quando gli esercenti si lamentano per quanto riguarda la stagione sciistica, che dura sempre meno per colpa della mancanza di neve. Pensare alla montagna solo ed esclusivamente in termini utilitaristici non affronta il problema dei cambiamenti climatici. Che hanno delle conseguenze fortissime. È chiaro che l’ecosistema montano cambia. Ed è altrettanto chiaro che l’unica soluzione a questo problema sia una forte regolamentazione politica per una nuova grande stagione di sviluppo ecologico e sostenibile. In questo l’Europa è molto attenta e si è posta l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20% per il 2020. È chiaro che per raggiungere questo traguardo, che ricordiamo essere fondamentale per il futuro del nostro pianeta e dei nostri ecosistemi, non possiamo più usare la montagna e il territorio come campo di gioco per speculazioni di vario genere. Non voglio negare le possibilità di impresa e di sviluppo anche economico di una regione… altrimenti non saremmo qui e non avrei accettato il vostro invito, di cui vi ringrazio moltissimo. Voglio semplicemente affermare la necessità di ripensare a una nuova strategia, dove vengono prima le risorse e il rispetto per quello che possiamo definire un vero e proprio “bene comune”.
Un altro spunto fondamentale è quello che riguarda le sfide energetiche. Ogni grande progresso nella civiltà è dovuto a un progresso nella produzione dell’energia. Non possiamo più, però, pensare a questo tema attraverso una mera gestione dell’esistente e andando a creare rapporti di dipendenza con altri paesi che hanno più risorse naturali di noi. Quando ho letto il capitolo sulle trivellazioni dello Sblocca Italia non ci potevo credere. Abbiamo il mondo che sta guardando con interesse alle energie sostenibili, alle rinnovabili e noi siamo ancora fermi alle trivellazioni. Allo sfruttamento del suolo, alla dipendenza energetica, che affossa tantissimo la possibilità di sviluppo e ripresa. Saprete sicuramente, ad esempio, che la Cina sta portando avanti una grandissima strategia per l’eolico e il fotovoltaico ed è già primo produttore al mondo. Negli Stati Uniti è addirittura l’impresa privata a mettersi in gioco per il rinnovamento del paradigma. La Apple, per dire, sta investendo tantissimo sull’energia solare, sia per il mantenimento dei propri stabilimenti, sia per diventare “produttore”. La questione energetica non “tira” nel dibattito pubblico, ma la responsabilità della politica è anche affrontare queste questioni, che in realtà sono popolari. Perché dobbiamo decidere da che parte del tavolo stare. Abbiamo tantissime opportunità e anche in questo possiamo pensare a una strategia di sviluppo sostenibile per le regioni alpine. Possiamo ragionare sulle amministrazioni come “produttrici” di energia sostenibile per rendere sostenibile e attiva l’intera montagna? Mi sembra una sfida ampiamente alla nostra portata. E questo genere di sfide sono quelle che piacciono in Europa. Guardate, a Bruxelles non ci chiedono solo il pareggio di bilancio e il rispetto dei conti e dei vincoli. Ci chiedono anche altri tipi di “pareggi”. Da quello dei diritti a quello dell’ambiente e dell’energia. Anche da sfide di questo genere si delinea una visione e un’ispirazione per il futuro.
Infine, vedo con molto piacere che si intende affrontare la questione della società della conoscenza e dell’informazione. Un tema che mi è molto caro. E che sì, potrebbe rappresentare un ottimo spunto per la rivoluzione del territorio perché si tratta di pura e semplice innovazione. Ci sono molti studi che sottolineano la necessità di lavorare per favorire la circolazione delle informazioni, di investire sulla trasmissione e lo sviluppo delle infrastrutture digitali (che potrebbe garantire una spinta decisiva anche per lo sviluppo imprenditoriale delle zone di montagna), e per fortuna le ultime decisioni del governo nazionale per quanto riguarda l’argomento sembrano andare nella direzione giusta. Mi pare evidente che in uno scenario di questo tipo non ha più nessun senso ragionare per dicotomie: da un lato la città, dall’altro la montagna. Ovvio che ogni posto ha le sue diversità e le sue peculiarità, ma certe innovazioni non possono essere esclusiva “geografica”, per così dire. La “società della conoscenza”, come la chiamano gli studiosi, deve essere un orizzonte continuo. Quasi senza confini. E può rappresentare uno spunto fondamentale per il rilancio del territorio. Anche questa è politica. E dall’Europa possiamo prendere le esperienze che si stanno già muovendo in tal senso, cercando di unire territori diversi, con caratteristiche peculiari a fortissime innovazioni nel campo della conoscenza e dell’informazione. Io mi sto occupando del tema della “sharing economy”: è un tema di grande contemporaneità, che parte proprio dal concetto della condivisioni di idee, di beni e di servizi. Lavorare sullo sviluppo, la circolazione e la condivisione delle idee come punto di partenza in un grande piano di politica per le Alpi.
Il lavoro da fare è molto, come abbiamo visto. Ma ci sono già alcuni punti su cui si può intervenire. Ad esempio nella tutela del suolo, combattendo il degrado ambientale e riducendo i rischi dovuti al dissesto idrogeologico. Oppure lavorare sulla crescente richiesta di legname, un materiale ecologico e dagli usi innovativi. Senza dimenticare l’investimento sulle biomasse per produrre energia o anche la apparentemente semplice valorizzazione del paesaggio e dei territori come spinta per il turismo e la cultura. In un regime di scarse risorse finanziarie è necessario valorizzare l’esistente, ridurre gli sprechi e trovare nuove forme per innovare e sviluppare.
Concludo dicendo che non potrò ascoltare tutto perché purtroppo devo andare a Strasburgo. Spero, tuttavia, che occasioni come queste possano dare il via a progetti politici concreti e nuovi. Io posso dirvi già da subito che, per quanto nelle mie possibilità di parlamentare europeo, voglio fare la mia parte mettendo a disposizione – condividendo le idee e le conoscenze, appunto – quello che sta succedendo in Europa. Gli esempi analoghi, le situazioni più innovative, le direttive per quanto riguarda le questioni ambientali ed energetiche. È chiaro che questa partita va giocata su più fronti. Come ho detto aprendo il mio intervento, dovrò mettermi a studiare, e ho bisogno del vostro aiuto. Quando parlavo di condivisione e dialogo intendevo anche una condivisione di metodo. Ci piace lavorare così: aperti e partecipati, e non per finta. Dobbiamo fare le cose assieme. Anche perchè sono sicuro che unendo le prospettive, dal sindaco del comune al parlamentare europeo, il sottotitolo di – le Alpi guardano all’Europa, l’Europa guarda alle Alpi – questa iniziativa non sarà solo un bel sottotitolo programmatico ma un vero e proprio programma.