Elezioni politiche: abbiamo perso

5 marzo 2018

I risultati delle elezioni di ieri ci consegnano un verdetto che non offre altre interpretazioni: come Partito Democratico abbiamo perso queste elezioni politiche. Ma il dato più drammatico non è solo la pochezza del risultato numerico del PD, ma il fatto che abbiamo consegnato il paese a due diverse destre, che da adesso in poi governeranno il paese. I cittadini e le cittadine hanno ritenuto che noi non dovessimo più essere il partito di governo, e ce lo hanno dimostrato con i fatti.

Ed è per questo che non possiamo più essere forza responsabile a tutti i costi, cercando di stare al governo nonostante le difficoltà. Sono i risultati che ce lo dicono, non lo dico io.

In questo momento non sappiamo più fare opposizione e non siamo più in grado di stare al governo. Non siamo credibili per stare all’opposizione perché non abbiamo avuto posizioni nette, che definissero chiaramente chi volevamo rappresentare, e da che parte stavamo. Dovremo reimparare a fare opposizione.

Abbiamo fatto politiche buone, ma queste politiche hanno avuto due difetti enormi. Primo: non aver mai, mai, mai coinvolto i cittadini in queste riforme. Per fare un esempio: sul jobs act abbiamo solo dato il senso di precarizzare il lavoro e dunque precarizzare la vita dei lavoratori stessi; sulla Buona Scuola abbiamo fatto una riforma senza coinvolgere gli insegnati, i dirigenti scolastici e i sindacati.
Il secondo motivo è che non abbiamo saputo trasformare i risultati economici, che pure sono evidenti, in politiche sociali che dessero risposte di sicurezza ai cittadini. Abbiamo abbandonato completamente il tema della sicurezza. E per noi, sicurezza, deve significare soprattutto sicurezza sociale. Quindi: lavoro stabile, lavoro ben retribuito, sicurezza di non perdere la propria casa e le proprie certezze famigliari e di vita.

Abbiamo fatto una campagna elettorale tutta in rincorsa sulle idee degli altri, pensando che dileggiare i titoli di studio di Di Maio o l’età di Berlusconi potesse aiutarci. Il problema, però, è che loro parlavano di programmi (peraltro irrealizzabili) e noi facevamo i meme e le cartoline contro Giggino.

C’è un dato drammatico oltre alla sconfitta del Partito Democratico: tutta la sinistra prende un ceffone enorme. Qui non conta più la storia degli ultimi mesi. Le scissioni, le divisioni, i partiti che si fanno la guerra sulle piccole differenze, più che cercare convergenze sulle grandi vicinanze. Conta la prova provata di due gruppi dirigenti che non hanno più presa sui cittadini e non sanno reggere il confronto con le loro vite e le loro difficoltà.

Ma soprattutto non abbiamo fatto nulla per i giovani. Niente, nada, nothing. Soprattutto non abbiamo dato loro una visione, una prospettiva di futuro. Quindi non sorprendiamoci che non abbiano guardato a noi e alle nostre proposte.

E, mi spiace dirlo, perché nelle sconfitte ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità, ma molti di noi queste cose le hanno dette più volte nel corso degli ultimi anni. Soprattutto quando sottolineavamo che le sconfitte di Genova, della Liguria, di Torino, di Roma, della Sicilia, del Veneto e del Referendum non erano semplici segnali ma allarmi enormi. E, anche questo mi spiace molto, la risposta era sempre la stessa: chi diceva queste cose era un gufo, un rosicone, che voleva fermare il cambiamento.

Matteo Renzi si dimetterà, dicono i giornali. E mi auguro che tutto il suo gruppo dirigente lo segua in questa scelta. A lui rimane una grande responsabilità: dimostrare di tenere alla comunità a cui per due volte ha chiesto fiducia, e quindi rimanere umilmente nel partito come militante e importante dirigente.

Il nostro popolo, i nostri militanti non si meritavano tutto questo. E non si meritano un’altra scissione, un altro sfascio. Si meritano serietà, comprensione e ascolto. Serietà, comprensione e ascolto significa che da adesso in avanti, qualunque decisione non potrà che essere presa solo ed esclusivamente ascoltando tutto il nostro popolo e non sulla base di direzioni di un paio d’ore, o peggio ancora di scelte fatte in un ufficietto al secondo piano del Nazareno.

Io, nella mia lunga storia di militanza, non mi sono mai arreso e non mi arrenderò mai all’idea di una Sinistra marginale nel nostro paese. È necessario ricostruire tutto. Nel mio piccolo porterò un mattone e una cazzuola. Per costruire quella casa veramente riformista aperta a tutte e tutti. Per costruire il PD che non è mai stato.