Rapporto sui diritti umani e la democrazia nel mondo

18 giugno 2018

Durante l’ultima sessione plenaria a Strasburgo, la scorsa settimana, l’Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini ha presentato il Report annuale del 2017 sui Diritti Umani e la Democrazia nel Mondo, già adottato dal Consiglio nel mese di maggio. Questo report è importante perché è il documento ufficiale che traccia, con cadenza annuale, un bilancio dei progressi e degli ostacoli ancora presenti nella lotta per l’affermazione dei diritti umani. Qui trovate tutto il testo completo [in inglese].

Il rispetto dei diritti umani è alla base delle relazioni dell’UE con i paesi terzi, e il Parlamento Europeo ha sempre fatto sentire la propria voce quando questo principio era minacciato. Una sezione del report che mi sta particolarmente a cuore è quella sull’uguaglianza e la lotta alle discriminazioni, in cui si parla di diritti delle persone LGBT.
Secondo il report, nel 2017 l’UE ha continuato a impegnarsi nella protezione dei diritti LGBT, concentrandosi su quattro aree d’azione prioritarie: la decriminalizzazione e la lotta a leggi e politiche discriminatorie, la promozione dell’uguaglianza e della non-discriminazione, la lotta alla violenza LGBTI-fobica e il supporto ai difensori dei diritti umani.
Nel farlo, sono state promosse azioni fortemente simboliche: dall’esortazione dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini ai Governi – affinché tengano a mente il loro obbligo nella promozione dell’universalità dei diritti umani – alla partecipazione congiunta – per la prima volta nella storia – della delegazione UE in Giappone e degli ambasciatori degli stati membri al Tokyo Rainbow Pride, con oltre 100.000 partecipanti; dalla tavola rotonda organizzata dalla delegazione UE negli USA, con ospiti tra cui Hanne Gaby Odiele, che ha portato all’inclusione del tema dell’intersessualità tra quelli di cui si occupa il Core Group dell’ONU sulle questioni LGBT (da allora “LGBTI”), all’incontro a Ginevra con Vitit Muntarbhorn, l’esperto indipendente ONU sulla violenza e le discriminazioni di genere e sessualità, dove l’UE ha sottolineato la centralità della protezione dei diritti LGBTI nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’agenda 2030.

Questi sono innegabilmente fatti positivi, ma nel 2017 si sono allungate molte ombre sulla situazione dei diritti LGBTI nel mondo. Il report sottolinea giustamente la posizione presa sulla persecuzione degli individui LGBTI in Cecenia, una delle più gravi violazioni dei diritti umani in una Russia che continua sistematicamente a non rispettare libertà fondamentali. Le presunte esecuzioni sommarie di individui LGBTI (dico presunte perché le autorità russe non hanno mai voluto fare chiarezza sulle accuse e non sono state portate avanti inchieste condotte seriamente) hanno portato a reazioni chiare e ferme da parte dell’UE, con ripetuti interventi dell’Alto Rappresentante anche rivolti allo stesso Ministro degli esteri russo Lavrov. Non soltanto l’UE e vari stati membri hanno offerto protezione a giornalisti in loco e vittime delle persecuzioni, ma l’attenzione internazionale portata sul tema ha forzato la Russia a fare pressione sulla leadership cecena affinché si interrompessero tali persecuzioni.

Segnali allarmati provengono da tutto il mondo, dall’Egitto (dove gli attivisti vengono regolarmente arrestati) all’Indonesia (che prevede la pena delle frustate per le persone colte in fragrante in “attività intime omosessuali”, dalla Turchia (dove il Governo ha avallato la decisione del Prefetto di Ankara di mettere al bando tutte le attività culturali a tema LGBTI) all’Uganda (dove il Governo, sotto pressione delle potenti chiese evangeliche, ha promosso un giro di vite contro la comunità LGBTI).

Che dire? Come parlamentare europeo ho affermato più volte che mi sarei sempre opposto a ogni tipo di accordo dell’UE con Governi che non rispettano i diritti umani. E sono convinto che vivere liberamente il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere sia un diritto inalienabile della persona. Come si dice qui a Bruxelles, LGBTI rights are human rights!