Direttiva Copyright: il Parlamento Europeo sceglie per ancora più confusione

26 marzo 2019

Il Parlamento ha votato la nuova direttiva sul #copyright, con una maggioranza molto stretta.
Anche oggi – come a luglio e a settembre – e come vi avevo anticipato questa mattina, ho votato CONTRO questa direttiva, in dissenso dal mio gruppo parlamentare.
Le formulazioni degli articoli 11 e 13 nelle prime versioni – anziché cercare un buon compromesso fra le legittime tutele del diritto d’autore e il libero accesso alla conoscenza – segnavano un approccio punitivo e quasi censore, mettendo a rischio la libertà di internet.
In seguito alla riapertura dei negoziati è stato trovato un nuovo accordo che è stato votato nelle scorse settimane dalla commissione JURI e oggi dalla Plenaria.
La mia posizione NON È CAMBIATA.
Le migliorie apportate agli articoli 11, ma soprattutto all’articolo 13 (ora articolo 17 del nuovo testo) non sono affatto sufficienti!
Se il nuovo articolo 11 esclude dal suo scopo gli snippet compiendo un importante passo avanti, le modifiche all’articolo 17 introducono solamente un’eccezione per le PMI con meno di 3 anni di attività, con introiti inferiori ai 10 milioni di euro e un bacino di utenza sotto i 5 milioni al mese. Non vengono esonerate le piccole piattaforme e i piccoli siti web dal dotarsi di tecnologie di riconoscimento dei contenuti, che sono estremamente costose e non infallibili. Con tali misure si rischia che, a parte poche grandi aziende, le piattaforme minori, i blog, i piccoli editori non siano in grado di far fronte a questa novità e possano essere costretti a chiudere. Questi algoritmi, ancora imperfetti, potrebbero bloccare anche contenuti legittimi, limitando la libertà di espressione.
Il diritto d’autore va difeso e tutelato, ma attraverso modalità moderne e adatte alla realtà digitale.
Presto la Commissione europea si renderà conto di quanto il testo sia, poi, nei fatti, inapplicabile.
Questo, infatti lascia ai singoli Stati il compito di definire come applicare le norme e, dunque, avremo verosimilmente 27 approcci diversi in base al posizionamento politico dei Governi. Rimane aperta anche la questione delle licenze: da chi bisogna comprarle? come si procederà? come saranno concesse?
Il Parlamento europeo oggi ha scelto di sostenere una proposta che, seppur con intenti corretti, crea una situazione di confusione. Ne vedremo gli effetti nei prossimi mesi, purtroppo.