Il nostro racconto di Strasburgo

17 dicembre 2018

Quest’ultima plenaria non verrà dimenticata in fretta da nessuna delle persone che erano lì e da tutti gli amici, colleghi e parenti rimasti in Italia.
Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere qualcosa perché avevo bisogno di tornare a casa con mio marito, la mia famiglia e sentirmi al sicuro e raccogliere le sensazioni e le emozioni di chi ha condiviso con me i giorni di Strasburgo durante l’attentato.
Parole, emozioni, pensieri che ho voluto raccogliere in questo post. Parole, appunto, non solo mie, ma delle persone che lavorano insieme a me ogni giorno.
Non dimenticherò, non ci dimenticheremo gli sguardi di chi ci ha raccontato come è sopravvissuta a una sparatoria, di chi ha visto i propri amici cadere, di chi sa di essersi trovato nel posto sbagliato nel momento peggiore.
Alle 18 di martedì ero ai microfoni di Euphonica, dopo l’intervista ho salutato Antonio, ci siamo detti che ci saremmo sentiti a gennaio e che insieme avremmo lavorato a un progetto sul bilancio europeo.
Antonio credeva nel suo lavoro, aveva un entusiasmo vero, sincero. Lo avrete letto in questi giorni ma è davvero così, era un ragazzo che amava l’Europa, che pensava che questo nostro piccolo continente, e tutto il lavoro delle istituzioni europee, andasse valorizzato, raccontato, diffuso. Così anche il suo collega Bartek, morto ieri, colpito dal proiettile sparato da un attentatore in pieno centro a Strasburgo durante i mercatini di Natale.
Una follia.
Al momento dell’attentato eravamo al sicuro ma non vi nascondo che in tutti noi è rimasto un velo di timore che ti fa osservare le persone intorno a te con occhi nuovi.
Ero a Bruxelles durante l’attentato all’aeroporto e alla metropolitana e questa sensazione che potresti essere colpito mentre vivi, lavori, fai la spesa, prendi un aereo, è devastante.
Poi tutti noi continuiamo a vivere le nostre vite perché se cedessimo la daremmo vinta agli integralisti, a chi contesta il nostro stile di vita, a chi è pronto a uccidere senza scrupoli.
Durante i 5 anni di mandato si crea una comunità, di staffisti, addetti stampa, giornalisti, parlamentari e funzionari. E’ un ambiente di lavoro che muta ogni 5 anni e si costruisce di nuovo dopo le elezioni europee.
Sono lavori che hanno una professionalità, ci sono dossier e materie impegnative, bisogna studiare prima e durante, tutti. Le decisioni prese hanno un iter lungo, ore e ore di commissioni dietro, di incontri e confronti, ascolto.
Se tutti noi possiamo muoverci, vivere, lavorare in un’Europa senza confini e limitazioni è grazie alle Istituzioni europee e al Parlamento.
Come in tutti i lavori ci sono dei momenti più rilevanti, quelli che segnano una svolta nella tua formazione personale e professionale.
Così è stato per me tutto il lavoro fatto fino a qui sul bilancio europeo.
Ci sono colleghi di altri gruppi che mi hanno detto, tu Viotti lavori troppo, nessuno in Italia si accorge del lavoro che facciamo qui e una sceneggiata fatta bene ti fa stare sui giornali per giorni. Non credo di essere così stupido e sento che ho un compito, non sono stato eletto per fare il pagliaccio, non penso che 5 anni di lavoro siano finalizzati all’elezione.
Ho avuto l’immensa fortuna di essere eletto in una delle Istituzioni in cui credo con forza da quando ero un ragazzo e pensavo che l’Europa costruisse la mia identità e la mia storia prima dell’appartenenza al mio comune.
Martedì sono intervenuto in aula molto tardi e per senso del dovere e perché il mio è frutto di un lavoro collettivo, i miei collaboratori sono rimasti in ufficio ad assistere al mio intervento. La sera avremmo dovuto cenare tutti insieme in centro a Strasburgo. Si fa da 5 anni, è diventato un rito, come accade in tutti gli uffici del mondo prima delle Feste. Nessuno è uscito dal Parlamento, ho mandato subito un messaggio, nessuno si allontani da qui. Abbiamo trascorso buona parte della notte nelle sale del PE, cercando notizie sui social, ascoltando notiziari e radio, chiamando per sapere come stavano i colleghi e collaboratori che erano usciti prima dall’edificio.